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Dopo l’invio del modulo di prenotazione, data ed orario prescelti saranno confermati tramite contatto del docente di riferimento a cura dell’organizzazione dell’IIS “Leonardo da Vinci – Ripamonti”.

Minerali clandestini: una mostra per scoprire il vero volto del tuo smartphone

“Molte materie prime indispensabili all’industria dell’elettronica si trovano in paesi estremamente poveri. Sono una ricchezza solo potenziale, che non incide sul benessere delle popolazioni locali. Anzi, sono causa di guerre e devastazione ambientale. Lo scavo, il controllo da parte delle milizie illegali, la guerra per il possesso dei giacimenti, i massacri, il commercio, il trasporto verso le navi per l’esportazione. Minerali clandestini, li abbiamo definiti. E lo sono, perché sono estratti dal sottosuolo nelle peggiori condizioni lavorative e sono oggetto di una speculazione economica che ha provocato e provocherà morti e conflitti”. A spiegarlo è Mario Ghiretti, ideatore della mostra ed esperto di politica ed economia africana, grazie anche alla sua conoscenza diretta sul campo in collaborazione con le realtà missionarie. La mostra ha quindi l’obiettivo di raccontare “la filiera” che in molti casi rende disponibili alle aziende che producono smartphone, tablet, computer o televisori le materie prime, che viaggiano senza passaporto, minerali clandestini, soggetti principali di una storia che privilegia la rapina incontrollata delle risorse ed il profitto con un effetto collaterale drammatico, la negazione dei diritti umani.
Troppo poco si parla del percorso che parte dalla materia prima ed arriva al prodotto finito e la mostra è nata per seguirlo in tutte le sue fasi”.
Per cercare di porre un freno a questo tipo di sfruttamento l’Unione europea, dopo un dibattito durato 6 anni, si è dotata recentemente di una legislazione per regolamentare l’importazione di questo tipo di minerali estratti in zone di conflitto.
Ma questo non basta senza una maggior presa di coscienza da parte dei cittadini stessi.

Che legame hanno migrazioni, guerre e minerali preziosi?
Le Associazioni Chiama l’Africa (www.chiamafrica.it), Solidarietà-Muungano Onlus (www.muungano.it) e Rete Pace per il Congo (www.paceperilcongo.it) hanno realizzato la mostra fotografica itinerante sullo sfruttamento dei minerali utilizzati nei principali prodotti tecnologici di largo consumo, estratti e commercializzati illegalmente in Africa e nel mondo.
Attraverso la mostra si vuole raccontare il viaggio clandestino di alcuni minerali (oro, coltan, stagno, tungsteno e cobalto), che partendo dall’ Africa arrivano nei nostri smartphone e computer, passando per strade insanguinate e corrotte: gruppi armati che controllano le miniere, diritti dei lavoratori negati, impiego di manodopera minorile, commercianti locali corrotti, trafficanti dei paesi vicini che rivendono i minerali ad aziende estere come di provenienza locale e multinazionali asiatiche che assemblano i prodotti finiti non rispettando l’ambiente e i diritti del lavoratori. In tutto questo sono implicate anche imprese europee che lavorano nel campo della tecnologia elettronica.
L’Africa è forse oggi il continente più ricco di minerali preziosi: possiede il 30% delle riserve mondiali da cui si ricavano oro, argento, rame, cobalto, uranio, coltan, stagno, tungsteno, fosfati e manganese.
Il legame tra risorse naturali e conflitti è presente in circa il 20% dei conflitti nel mondo. In Africa sono in atto 33 conflitti legati alle risorse.

Un caso emblematico è la Repubblica Democratica del Congo che possiede l’80% delle riserve mondiali di coltan (una sabbia nera presente nei condensatori dei cellulari e computer) e il 47% di riserve di cobalto, utilizzato per le batterie dei cellulari. E’ inoltre ricco di oro, diamanti, stagno, carbone, ferro, zinco, piombo, rame, manganese. A causa delle estrazioni di coltan la popolazione ha visto espropriate le proprie terre e gran parte degli introiti delle miniere finanziano la guerra, con conseguenze devastanti per la popolazione: insicurezza, violenza, fame, mancanza di servizi, illegalità, corruzione e migrazione.

Nel 2011 gli Stati Uniti hanno promulgato una normativa che vieta alle imprese americane di importare o utilizzare minerali provenienti dalle zone di guerra in Congo che non abbiano garanzia e certificazione di provenienza. La conseguenza è che diverse aziende americane hanno preferito spostarsi verso altre zone piuttosto che certificare l’utilizzo di minerali “conflict-free”.
Nel 2014 anche l’Unione Europea ha proposto un regolamento per il commercio responsabile di minerali provenienti da zone di conflitto ma la proposta di legge è su base volontaria ed è rivolta solo agli importatori. Diversi attori della società civile europea, coordinati da EurAC, la rete europea di ong e altri enti che lavorano in Africa Centrale stanno facendo pressione a livello istituzionale per una modifica della legge.

Insieme a Eurac, Chiama l’Africa, Cipsi, Focsiv, Diaspora Congolese e Maendeleo, hanno avviato una campagna di lobby e advocacy politica perché l’Unione Europea deliberi una legge valida sui minerali provenienti dalle aree di conflitto. A Maggio 2015 il Parlamento Europeo ha rafforzato la proposta ed ha chiesto a tutte le aziende europee, che producono o importano componenti e prodotti finiti contenenti i minerali contemplati nel regolamento, un controllo obbligatorio sul proprio sistema di approvvigionamento assicurandosi che non si stiano alimentando conflitti e siano rispettati i diritti umani. Ora si attende il risultato delle consultazioni a livello di Commissioni europee.

La mostra fotografica prende spunto dalla campagna del 2014 e ha come obiettivi l’informazione sullo sfruttamento delle ricchezze minerarie e la promozione di un senso civico e di cittadinanza, insieme ad un consumo critico delle apparecchiature tecnologiche.

Per promuovere un consumo davvero responsabile è importante sapere da dove provengono quei minerali pressoché sconosciuti che troviamo nei chip e nei componenti dei cellulari: il coltan, la cassiterite, il tantalio, la wolframite. Tutti provenienti da aree del mondo dove si combattono guerre e da miniere dove lavorano, e spesso muoiono, bambini minatori. Un esempio è la regione del Kivu nella Repubblica democratica del Congo, che in vent’anni ha contato 8 milioni di vittime causate proprio dal traffico del coltan (Il 60% del coltan proviene proprio da questo paese).
Per non parlare delle durissime condizioni di vita e di lavoro dei minatori, molti dei quali bambini di pochi anni che scavano a mani nude in gallerie che sembrano gironi infernali: se non muoiono di frane o crolli, si ammalano di malattie linfatiche a causa della radioattività. «Nella cittadina di Rubaya, ad esempio, l’unica possibilità di sopravvivere è lavorare nella miniera sotto il controllo delle milizie che taglieggiano e terrorizzano la popolazione» spiegano i promotori della campagna. «Ogni carico di minerali è scortato da soldati armati per prevenire gli assalti. Le guerre sono volute e alimentate per permettere i traffici illegali di questi minerali».

Sede mostra, date e orari

La visita della mostra, gratuita, è riservata solo agli alunni delle scuole primarie e secondarie di I grado, previa prenotazione tramite compilazione del modulo di prenotazione.
L’accesso sarà consentito a gruppi di 15 alunni max a volta.
Docenti e studenti interni all’Istituto guideranno i visitatori.
SEDE della mostra
IIS “Leonardo da Vinci – Ripamonti” Via Belvedere, 18 – 22100 Como
DATE E ORARI DI APERTURA MOSTRA
lunedì 15 Gennaio: 09:00 ÷ 15:00
martedì 16 Gennaio: 09:00 ÷ 15:00
mercoledì 17 Gennaio: 09:00 ÷ 15:00
giovedì 18 Gennaio: 09:00 ÷ 15:00
venerdì 19 Gennaio: 09:00 ÷ 15:00